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| #DINTORNIDELLATUSCIA | Il Duomo di Orvieto – ORVIETO

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La Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico di Orvieto, in provincia di Terni, chiesa madre della diocesi di Orvieto-Todi e capolavoro dell’architettura gotica dell’Italia Centrale.

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La costruzione della chiesa fu avviata nel 1290 per volontà di papa Niccolò IV, allo scopo di dare degna collocazione al Corporale del miracolo di Bolsena. Disegnato in stile romanico da un artista sconosciuto (probabilmente Arnolfo di Cambio), in principio la direzione dei lavori fu affidata a fra Bevignate da Perugia a cui succedette ben presto, prima della fine del secolo, Giovanni di Uguccione, che introdusse le prime forme gotiche. Ai primi anni del Trecento lo scultore e architetto senese Lorenzo Maitani assunse il ruolo di capomastro dell’opera.

| #DINTORNIDELLATUSCIA | Il Duomo di Orvieto - ORVIETOVeduta di Orvieto

Questi ampliò in forme gotiche l’abside e il transetto e determinò, pur non terminandola, l’aspetto della facciata come appare ancora oggi. Alla morte del Maitani, avvenuta nel 1330, i lavori erano tutt’altro che conclusi. Il ruolo di capomastro venne assunto da vari architetti-scultori che si succedettero nel corso degli anni, spesso per brevi periodi. Nel 1350-1356 venne costruita la Cappella del Corporale. Nel 1408-1444 venne costruita la Cappella di San Brizio, affrescata però solo più tardi (1447-1504). Anche i lavori della facciata si protrassero negli anni, fino ad essere completati solo nella seconda metà del 1500 da Ippolito Scalza, che costruì tre delle quattro guglie della facciata.

| #DINTORNIDELLATUSCIA | Il Duomo di Orvieto - ORVIETOLA FACCIATA

Iniziata alla fine del XIII secolo, alla facciata lavorarono oltre 20 artisti nel corso dei secoli e fu terminata, se si eccettuano i lavori di restauro e rifacimento, solo alla fine del XVI secolo, con la realizzazione delle guglie laterali ad opera di Ippolito Scalza (1571-1591).

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Ciò nonostante la facciata del Duomo di Orvieto si presenta armoniosa ed equilibrata, uniforme nello stile, merito soprattutto del rispetto del progetto e delle forme gotiche iniziali. Quattro contrafforti verticali a fasci, terminanti ciascuno con una guglia, dividono la facciata in tre settori. Le linee verticali sono ben equilibrate dalle linee orizzontali del basamento, della cornice che limita i rilievi e della loggia con archetti trilobati. I 3 triangoli delle ghimberghe sono ripetuti dai 3 triangoli delle cuspidi, tutti e sei i motivi a delimitare la doppia cornice quadrata che racchiude il rosone. Le strombature dei portali, i bassorilievi ai loro fianchi, la loggia, il rosone, le edicole, le statue, i fasci dei pilastri, e infine le guglie creano motivi a rilievo che ben contrastano con la superficie piana e rilucente dei mosaici. Nel complesso la facciata risulta armoniosa, equilibrata e dotata di unità compositiva.

L’INTERNO

Il fasto e la complessa e articolata decorazione della facciata del Duomo di Orvieto trovano il loro contrappunto nella sobria e spoglia atmosfera che, all’entrata, avvolge il visitatore: ne avvertirete, sicuramente, l’onda di coinvolgente e serena vastità. Articolato in tre navate suddivise da dieci colonne cilindriche e da due pilastri ottagonali, lo spazio interno è unificato da sei grande campate e, attraverso ampie e slanciate arcate a tutto sesto, si dilata lateralmente nelle navate esterne che, completamente visibili, fanno da sfondo al vano centrale. L’aerea impressione di leggerezza è accresciuta dalla reiterazione delle cappelle semicilindriche e delle bifore nelle pareti perimetrali, che crea un effetto di approfondimento spaziale, mentre il tetto a capriate dipinte del corpo anteriore dell’edificio esalta, con l’indefinita penombra solcata di luce, la concentrata aura di silenzio e di misticismo. 

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Nella parte absidale è possibile ammirare un vasto ciclo pittorico costituito dalle Storie della Vergine, commissionato nel 1370 al pittore e mosaicista orvietano Ugolino di Prete Ilario. Nella tribuna, nel braccio sinistro della crociera, c’è il gruppo marmoreo della Pietà, capolavoro di Ippolito Scalza. Progettata fin dal 1550, l’opera fu commissionata dalla Fabbriceria del Duomo solo nel 1570 e, realizzata da un unico blocco di marmo, fu terminata dall’artista nel 1579. Con drammatica incisività lo Scalza esercita, attraverso le quattro figure emergenti dal marmo, una profonda riflessione sulla morte di Cristo, materializzata nel sentimento di desolazione dei volti e nella forte espressività gestuale. Il corpo esanime del Salvatore è sostenuto dalla Vergine che, torcendo il busto e sollevando tragicamente il braccio sinistro, accoglie il figlio nel proprio grembo. La Maddalena, inginocchiata e piangente, appoggia il volto alla mano del Cristo e, contemporaneamente, gli tiene il piede, mentre Nicodemo, con la fronte corrugata dal dolore, assiste al pianto delle donne, tenendo in una mano i chiodi e le tenaglie, nell’altra la scala e il martello, simboli che alludono chiaramente alla Crocifissione e alla Deposizione.

LA CAPPELLA DEL CORPORALE

Sul transetto sinistro si apre la Cappella del Corporale, realizzata tra il 1350 e il 1356 per conservare la preziosa reliquia per cui il Duomo di Orvieto intero era nato, il lino insanguinato o corporale utilizzato nella miracolosa Messa di Bolsena (1263) e macchiatosi di sangue sprizzante dall’Ostia al momento della celebrazione eucaristica da parte del prete boemo Pietro da Praga. Il corporale è conservato oggi entro un tabernacolo realizzato nel 1358-1363 da Nicola da Siena e, probabilmente, anche dall’Orcagna.

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IL MIRACOLO DI BOLSENA

Come narra una sacra rappresentazione della prima metà del XIV secolo e la conseguente tradizione popolare, nell’estate del 1263 un prete boemo, tormentato dal dubbio circa la presenza del corpo e del sangue di Cristo nell’ostia consacrata, si recò in pellegrinaggio a Roma per rafforzare la sua fede. Sulla via del ritorno, fermatosi a Bolsena per celebrare la messa sull’altare della Basilica di Santa Cristina, al momento della consacrazione vide stillare dall’ostia spezzata alcune gocce di sangue, che bagnarono il panno di lino usato nelle funzioni, il Corporale. Appresa la notizia del prodigio, il papaUrbano IV, che dal 1262 risiedeva a Orvieto, inviò a Bolsena il vescovo della città per condurre nella Chiesa di Santa Maria la reliquia del sacro lino che, accolta dal pontefice sul ponte di Rio Chiaro, fu accompagnata fino alla meta da una solenne processione. La cattedrale allora esistente sembrò alla cittadinanza orvietana troppo modesta per custodire una reliquia così preziosa, tanto che si decise di edificare un nuovo edificio religioso, adeguato a un così grande miracolo quanto a splendore e magnificenza.

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