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| #PERCORSIDELLATUSCIA | Le antiche rovine della città perduta di Monterano – CANALE MONTERANO

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L’antica città di Monterano situata ad ovest del Lago di Bracciano, a circa 2 chilometri dal paese di Canale Monterano, sorge su un’altura tufacea i cui fianchi dirupano per circa 100 metri su due forre sottostanti, formate dal fiume Mignone a Nord e dal torrente Bicione a sud e a est e si trova all’interno della Riserva Naturale Monterano, istituita nel 1988, uno degli angoli più rappresentativi ed intatti della Tuscia Romana, tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini.

La Riserva Naturale, custodisce una grande varietà di ambienti ed una esuberante biodiversità. Boschi collinari, forre vulcaniche con vegetazione tipica e felci rarissime, prati e pascoli con la loro tipica flora e fauna. Molto suggestive le cascate Diosilla, inserite in un ambiente boscoso e formate dal torrente Biscione affluente del fiume Mignone. Lungo lo stesso corso d’acqua si incontrano manifestazioni di vulcanismo secondario come “le zolfatare” con sorgenti di acqua solfurea e formazioni di calcare e alcune cave di zolfo abbandonate. Il corso d’acqua principale il fiume Mignone è incluso nei Siti di Interesse Comunitario che costituiscono patrimonio dell’intera Unione Europea nell’ambito della Rete Natura 2000.

Il nome Monterano sembra derivi, dall’etrusca  Manturna, la divinità degli Inferi, alla quale era attribuito il culto dei fenomeni vulcanici. Numerose sono le necropoli nei dintorni e  le tombe monumentali, successivamente riutilizzate come ricovero da parte di agricoltori e pastori.

Tra i ruderi della città, colpiscono per il valore architettonico, i resti del palazzo fortezza ampliato e rimodernato dalle famiglie Orsini e Altieri (il primo nucleo composto da una torre e mura di cinta, fu costruito nel periodo dell’alto medioevo), la monumentale fontana berniniana, addossata sulle mura del Palazzo Baronale e sormontata da un leone di pietra nell’atto di far sgorgare una cascata d’acqua con una poderosa zampata nella roccia (copia dell’originale posta durante i restauri del 1995 e conservata nell’atrio del palazzo comunale di Canale Monterano). Di grande valore architettonico sono la Chiesa ed il Convento di San Bonaventura costruiti su progetto di massima di Gian Lorenzo Bernini e realizzati dagli architetti Mattia De Rossi e Carlo Fontana. Molto suggestivi sono anche i ruderi della Chiesa di San Rocco che si trova accanto al Palazzo Baronale, il campanile della cattedrale, della Porta Gradella (una delle tre di Monterano) e della Via Gradella. Ma ciò che più colpisce è la presenza di monumenti costruiti in epoche diverse in un insolito e suggestivo connubio architettonico e paesaggistico.

Tutte queste ambientazioni storiche non potevano essere ignorate dal mondo della celluloide. Mario Monicelli vi girò alcune scene di “Brancaleone alle Crociate”, de “Il Marchese del Grillo” e di “Speriamo che sia femmina”. William Wyler vi ambientò parte di “Ben Hur” e ancora molti altri film furono ambientati in questa splendida cornice.

Per raggiungere il pianoro dell’Antica città esistono molti percorsi. Giunti al centro di Canale Monterano si imbocca con l’auto la stradina in discesa che si trova sulla sinistra della chiesa principale (avendo la facciata della chiesa di fronte). Si percorre questa strada fino ad un incrocio a T dove sono presenti dei cartelli indicatori della Riserva Naturale di Monterano e qui se si gira a destra dopo circa 1 km si giunge ad uno spiazzo dove c’è una barra d’ingresso e dove si può parcheggiare. Dalla barra, un sentiero, che dopo circa 200 metri raggiunge le prime rovine della città.

Altri  itinerari molto affascinanti che prevedono due percorsi di diversa lunghezza partono dal parcheggio delle Cascate Diosilla indicate nel citato incrocio a T.  Da qui seguendo il corso del torrente Biscione si attraversa un bosco ricchissimo di vari tipi di felci. Il torrente forma oltre alle cascate Diosilla altre piccole cascatelle e conduce alla prima “Zolfatara” con sorgenti di acqua solfurea, formazioni di calcare e alcune cave di zolfo abbandonate.

A questo punto si deve scegliere se salire al pianoro da un sentiero chiamato il Cavone, che dovrà essere percorso anche al ritorno dove si può ammirare un’antico accesso o meglio una via cava etrusca utilizzata anche nel medioevo ed oggi chiusa al passaggio ma visibile. Questo percorso sviluppa circa 4 km. Se invece si sceglie di continuare sullo stradone che passa sotto alla rupe si potrà fare un percorso davvero suggestivo che segue il corso del Fiume Mignone e permette di ammirare una seconda solfatara per risalire al pianoro dell’antica città, percorrendo un suggestivo sentiero scavato nel tufo. Questo percorso ha una lunghezza di 8 km circa.

Itinerario a cura di: Anna Rita Properzi – Guida Turistica ed Ambientale Escursionistica Aigae – Telefono: 333 4912669.

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