| 3 SETTEMBRE 2023 | VITERBO – Macchina di Santa Rosa: ultimo trasporto per “Gloria”!

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Sale l’attesa per la notte del 3 settembre quando tutte le luci del centro storico Viterbese si spegneranno. A quel punto si vedrà solamente la luce immensa dalla Macchina di Santa Rosa che attraverserà le vie della città portata a spalla da cento uomini (detti facchini di Santa Rosa) che la trasporteranno da porta Romana al Santuario.

Un sentimento represso nei due anni di pandemia e che ora ritorna a vivere con eventi legati all’immagine della Santa, come i tradizionali trasporti di “mini-macchine” nei vari quartieri della città realizzati dai ragazzi viterbesi. Appuntamento a sabato prossimo!

APPROFONDIMENTO

La Macchina di Santa Rosa è il baldacchino trionfale che innalza al di sopra dei tetti di Viterbo la statua di Santa Rosa, patrona della città. Essa assume oggi la forma di una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni quali la vetroresina (che hanno sostituito da diversi anni il ferro, il legno e la cartapesta); è alta circa trenta metri, pesante cinquantuno quintali (5.100 kg), e sempre culmina con la statua della Santa.

La sera del 3 settembre di ogni anno, a Viterbo, la macchina viene sollevata e portata in processione a spalle da un centinaio di uomini detti “Facchini di Santa Rosa” lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro cittadino, immerse in un suggestivo buio nel quale solo la Macchina risplende sfarzosamente illuminata.

Il trasporto, scandito dal grido di devoto entusiasmo “Viva Santa Rosa”, rievoca simbolicamente la traslazione della salma di Santa Rosa, avvenuta a Viterbo nel 1258 per disposizione di Papa Alessandro IV, dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio (detta della Crocetta) alla chiesa di Santa Maria delle Rose (oggi Santuario di Santa Rosa). La festa rientra nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane, dal 2013 inserita nel Patrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’UNESCO.

La Macchina viene realizzata da un costruttore, scelto dal comune di Viterbo con pubblico appalto ogni cinque anni, la cui durata può essere tuttavia prorogata. Il capitolato prevede la costruzione di una macchina «alta 28 metri sopra la spalla dei facchini» che raggiunge quindi circa 29,50 metri da terra, e fissa alcune misure limite, anche in base alle vie del centro storico, che nei punti più stretti vedono la Macchina sfiorare grondaie e balconi. Nel passato la Macchina ebbe prevalentemente l’aspetto di un campanile gotico, illuminato con torce e candele, da cui la tradizionale definizione di “campanile che cammina” che le diede lo scrittore Orio Vergani.

Nella seconda metà del Novecento, a partire dallo straordinario Volo D’Angeli costruito da Giuseppe Zucchi, sono subentrate forme più moderne o avveniristiche, come per Ali di Luce, realizzata per il periodo 2003-2008 dal progettista Raffaele Ascenzi (lui stesso facchino di Santa Rosa dal 1988 al 2008) e dal costruttore Contaldo Cesarini, impiegando materiali altamente tecnologici, fibre, leghe leggere, e sorgenti luminose diverse, che valorizzano le forme artistiche dei rivestimenti in cartapesta. Parte di questa macchina è oggi visibile al Museo nazionale delle Arti e Tradizioni popolari di Roma.

Dal 2009 la nuova Macchina di Santa Rosa fu Fiore del Cielo progettata dagli architetti Arturo Vittori e Andreas Vogler (Architecture and Vision) e costruita dalla G. Engineering di Loris Granziera, di Udine. Dal 2011, il cantiere di Porta Romana ove è assemblata la Macchina di Santa Rosa è allestito da Fiorillo e Cesarini, imprese di costruzioni locali.

La Macchina viene realizzata da un costruttore, scelto dal comune di Viterbo con pubblico appalto ogni cinque anni, la cui durata può essere tuttavia prorogata. Il capitolato prevede la costruzione di una macchina «alta 28 metri sopra la spalla dei facchini» che raggiunge quindi circa 29,50 metri da terra, e fissa alcune misure limite, anche in base alle vie del centro storico, che nei punti più stretti vedono la Macchina sfiorare grondaie e balconi.

TRASPORTO

Questa macchina è dedicata alla patrona della città di Viterbo, cioè Santa Rosa. È l’avvenimento principale dell’anno cittadino, capace di catalizzare e monopolizzare l’attenzione dell’intera città e di attirare un sempre maggiore numero di turisti. Fin dalla mattina le vie del centro storico vanno riempiendosi di cittadini e visitatori in attesa di essere immersi nel buio della sera (tutte le luci pubbliche e private sono rigorosamente spente), con l’improvviso sfolgorare del gigantesco campanile che squarcia le tenebre.

Nel frattempo i Facchini, vestiti nella tradizionale divisa bianca con fascia rossa alla vita (il bianco simboleggia la purezza di spirito della patrona, il rosso i cardinali che nel 1258 traslarono il suo corpo), si recano in Comune dove ricevono i saluti delle autorità cittadine, poi vanno in visita a sette chiese del centro, infine in ritiro al convento dei Cappuccini, dove il capofacchino impartisce loro le ultime indicazioni sul trasporto. Verso le ore 20 i Facchini, preceduti da una banda musicale che intona il loro inno (intitolato Quella sera del 3), partendo dal Santuario di Santa Rosa percorrono a ritroso il tragitto della Macchina, acclamati dalla folla, fino a raggiungere la Chiesa di S. Sisto, presso Porta Romana, accanto alla “mossa”.

Qui viene impartita loro dal vescovo la cosiddetta benedizione in articulo mortis, che prende in considerazione eventuali incidenti e pericoli. Il trasporto inizia all’interno di Porta Romana, dove accanto alla Chiesa di San Sisto la Macchina è stata assemblata durante i mesi di luglio e agosto e celata fino all’ultimo momento da un’imponente impalcatura coperta con teli. Le ore che precedono il trasporto prevedono una serie di verifiche e infine l’accensione delle luci che fanno parte della costruzione, alcune elettriche e moltissime a fiamma viva. Il percorso, lungo circa 1.200 metri, si svolge nelle vie rese buie e si conclude nella piazza antistante il Santuario di Santa Rosa, dedicata ai Facchini. Durante il trasporto si effettuano cinque fermate, durante le quali la Macchina viene appoggiata su speciali “cavalletti” pesanti 100 chili ciascuno:

  • Piazza Fontana Grande;
  • Piazza del Plebiscito (di fronte al Comune) ove avviene la girata;
  • Piazza delle Erbe;
  • Corso Italia (davanti alla Chiesa di Santa Maria del Suffragio);
  • Corso Italia (nei pressi della Chiesa di Sant’Egidio – Fermata istituita nell’anno 2013 e considerata ‘sosta tecnica’);
  • Piazza Verdi (o del Teatro).

L’ultimo tratto consiste in una ripida via in salita, effettuata quasi a passo di corsa, con l’aiuto di corde anteriori in aggiunta e di travi dette “leve” che spingono la Macchina posteriormente.

La Macchina viene posata infine davanti al Santuario (Chiesa di Santa Rosa), dove rimane esposta ai visitatori per alcuni giorni successivi al trasporto. Il trasporto viene trasmesso in diretta da alcune emittenti televisive. Per l’anno 2013, ad esempio, la diretta è stata appaltata a TV2000 (digitale terrestre, canale 28, e piattaforma Sky, canale 142). Durante il trasporto i facchini e le altre figure che assicurano i necessari appoggi per le soste sono coordinati dal capofacchino che impartisce i comandi.

Sono ben noti, sia ai viterbesi, sia a quanti solo di passaggio abbiano assistito ad almeno un trasporto: alla partenza, la “mossa”, “Ciuffi di Santa Rosa, accapezzate il ciuffo”, “Semo tutti d’un sentimento?”, “Facchini di Santa Rosa, sotto col ciuffo e fermi”, “Sollevate e fermi”, “Per Santa Rosa, avanti!” e “…Posate piano, adagio…”.

STORIA

Le origini della Macchina risalgono agli anni successivi al 1258, quando, per ricordare la traslazione del corpo di Santa Rosa da Viterbo (1233 – 1251) dalla Chiesa di S. Maria in Poggio al Santuario a lei dedicato, avvenuta il 4 settembre per volere di papa Alessandro IV, si volle ripetere quella processione trasportando un’immagine o una statua della Santa illuminata su un baldacchino, che assunse nei secoli dimensioni sempre più colossali.

Sulla Macchina edizione 2003-2008, alla base del monumento che percorre i quattro lati vi era la scritta non metuens verbum leo sum qui signo viterbum (usato per la prima volta nel 1225 in sigillo della città) che significa “Non temo minaccia, sono il leone che rappresenta Viterbo” e l’acronimo FAVL, che sta per Fanum Arbanum Vetulonia Longula, ossia le quattro città etrusche dalla cui unione sarebbe nata la città, secondo l’ipotesi formulata da Annio da Viterbo, ipotesi che peraltro oggi appare molto fantasiosa.

Nel 1967 Giuseppe Zucchi vinse il concorso per la nuova Macchina di S. Rosa. Il nuovo modello rappresentò una vera rivoluzione. Il Volo D’Angeli, così fu chiamata questa Macchina, in onore dei paracadutisti della Folgore morti ad Al Alamein, spezzava e cambiava l’idea di Macchina di Santa Rosa che i viterbesi avevano ammirato fino a quel momento. Venne introdotto come linguaggio artistico la scultura, ed il colore della Macchina fu uniformemente bianco e grigio peperino, oltre che, per la prima volta si raggiunsero e si superarono i 30 metri di altezza.

Purtroppo, il primo trasporto del Volo D’Angeli non fu portato a termine, si fermò a via Cavour, dove, nel 2007, fu posta una targa a memoria del drammatico evento. Vari difetti nella progettazione del telaio dovuti al pochissimo tempo a disposizione nella costruzione da zero della Macchina (bando svolto a maggio del 1967), un’errata scelta di Giuseppe Zucchi che aggiunse una fila in più di ciuffi a discapito delle stanghette anteriori e posteriori, sommati ad un presunto complotto da parte di alcuni Cavalieri di Santa Rosa (nome affibbiato ai facchini della macchina del costruttore precedente Paccosi) dopo settimane di voci che la macchina si sarebbe fermata a Piazza del Comune, condizionarono pesantemente l’esordio del Volo D’Angeli.

Nonostante l’infausto esordio, il Volo D’Angeli venne trasportato per ben 12 anni. Notevole fu il contributo dell’ideatore/costruttore Giuseppe Zucchi, insieme al figlio Luigi ed i Facchini di Santa Rosa, che si adoperarono per migliorare la sicurezza del trasporto, la costruzione della Macchina e l’organizzazione della festa, ponendo le basi nel 1978, per quello che diventerà il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, vero garante della festa.

Il 9 luglio 1983 è stato effettuato un trasporto straordinario in occasione del 750º anniversario della nascita di Santa Rosa. Nel 1984, in occasione della visita di papa Giovanni Paolo II, è stato organizzato un altro trasporto straordinario il 27 maggio. Protagonista dei trasporti straordinari è stata la macchina denominata Spirale di Fede, ideata e costruita da Maria Antonietta Palazzetti e Rosario Valeri. Il 6 settembre 2009 papa Benedetto XVI ha potuto vedere, durante la sua visita a Viterbo, la nuova Macchina di Santa Rosa Fiore del cielo ferma davanti al Santuario.

Nel 2014, per festeggiare il riconoscimento UNESCO, la Macchina ha effettuato un passaggio straordinario su via Marconi, come in precedenza accaduto soltanto nel 1952. Nel 2016, per festeggiare l’anno del Giubileo straordinario fu deciso di allungare il percorso, aggiungendo il tratto di via Marconi fino al Sacrario, allungando il percorso di 700 m circa; fu inoltre ricordata la tragedia sfiorata sul sagrato della Basilica di Santa Rosa del 1986, con un ‘Sollevate’ aggiuntivo, dedicato in parte anche ai terremotati del Centro Italia.

CRONOLOGIA DELLE MACCHINE DI S. ROSA

  • Rose Fiorite (Rodolfo Salcini – Romano Giusti) 1952 – 1958
  • Campanile che cammina (Angelo Paccosi) 1959 – 1966
  • Volo D’Angeli (Giuseppe e Luigi Zucchi) 1967 – 1978
  • Spirale di Fede (Maria Antonietta Palazzetti-Valeri) 1979 – 1985
  • Armonia Celeste (Roberto Joppolo – Socrate Sensi) 1986 – 1990
  • Sinfonia d’Archi (Angelo Russo – Vincenzo Battaglioni) 1991 – 1997
  • Una Rosa per il Duemila – Tertio Millennio Adveniente (Marco Andreoli, Giovanni Cesarini, Lucio Cappabianca) 1998 – 2002
  • Ali di luce (Raffaele Ascenzi) 2003 – 2008
  • Fiore del Cielo (Arturo Vittori – Andreas Vogler) 2009 – 2014
  • Gloria (Raffaele Ascenzi) 2015 – 2023
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